La nostra azienda

Una storia fatta
di passione

Situata nel cuore della Valle del Crati, la nostra azienda agricola, Tenuta Ferrato, si estende su una superficie di 57 ettari di terreno collinare. Immersa in un paesaggio variegato si estende fra campi seminativi, orti, un ficheto Dottato DOP e un origaneto, tutti coltivati con amore e rispetto per la natura.
La nostra terra è puntellata da alberi da frutto, ulivi secolari e un boschetto di macchia mediterranea, ricco di frassini, querce, lecci e pioppi. Ogni angolo di Tenuta Ferrato racconta la storia della nostra famiglia e della nostra infanzia quando, in un allevamento d’altri tempi, il bisnonno si prendeva cura personalmente delle mucche da latte e conosceva per nome ogni animale della fattoria. La sua improvvisa e dolorosa dipartita ci ha costretto a fermarci e a ripensare il nostro modo di concepire l’agricoltura.

Abbiamo scelto di abbandonare l’allevamento per dedicarci a coltivazioni biologiche, seguendo i ritmi naturali delle piante e delle stagioni, senza interventi chimici. Questa decisione è stata principalmente una scelta culturale, dettata dal rispetto per la natura e per il rapporto che l’uomo può, e deve, creare con gli equilibri ambientali.
Alla Tenuta Ferrato, ogni frutto è coltivato e raccolto con cura per essere trasformato in conserve seguendo antiche ricette familiari, senza l’uso di conservanti artificiali. Il nostro origano calabrese, ricco di oli essenziali, è noto per le sue proprietà antiossidanti e antibiotiche naturali e per il suo profumo inebriante. I nostri fichi Dottato DOP, riconosciuti come eccellenza dalla comunità economica europea, sono apprezzati in tutto il mondo per la loro qualità unica.
Le porte della Tenuta Ferrato sono aperte per accogliere chiunque voglia scoprire i sapori autentici e genuini della nostra terra, frutto di una passione antica che si tramanda da generazioni.

Ci sono storie nei libri che ci appartengono, anche se arrivano da lontano.
Queste parole, e questa storia, parlano anche delle nostre radici.

Pensavo che, due secoli saranno trascorsi ormai, un giovane uomo, un uomo con il tuo stesso sangue, aveva piantato degli alberelli di ulivo, poco più che dei ramoscelli, perché era talmente innamorato della vita da vederti, sì, da vedere te e, forse, persino oltre te. E quei fusti ostinati, anno dopo anno, si preparavano a diventare tronchi, sempre più forti, sempre più torti. Quel fazzoletto di terra rossa, con quei begli ulivi tutti li in fila sull’attenti ad aspettare che lui andasse ad ispezionarne le fronde, a gioire del loro carico violaceo, l’ha poi consegnato a suo figlio che, a sua volta, l’ha dato al proprio, il padre di tuo nonno, e lui al nonno, che l’ha lasciato in eredità a tuo padre. E lui, anche se troppo presto, a te.

“Il bambino con le mani pulite” – Babakar Mbaye Ndaak – Giugno 2014

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